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I prodotti a marchio IGP


Carni

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Campania
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Emilia Romagna
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Lazio
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Marche
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Molise
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Toscana
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Umbria
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.

Vitellone Bianco Dell’Appennino Centrale
Abruzzo
Le razze chianina, marchigiana e romagnola oltre ad avere significative caratteristiche merceologiche hanno un’origine ed una storia comune, avendo conosciuto l’apice del loro sviluppo durante l’epoca della mezzadria. Si sono cioè formate nella tipica azienda mezzadrile collinare dell’Italia centrale dove sono state prima utilizzate per il lavoro dei campi e poi, a partire dalla metà dell’1800 avviate alla selezione come razze specializzate da carne. La carne di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale è ottenuta da bovini maschi e femmine delle razze dette di età compresa tra i 12 ed i 24 mesi. La zona di produzione comprende il territorio delle provincie collocate lungo la dorsale appenninica del centro Italia. Più precisamente i territori delle seguenti province: Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila, Campobasso, Isernia, Benevento, Avellino, Frosinone, Rieti, Viterbo, Terni, Perugia, Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Prato, Livorno e Pisa.


Olio di oliva

Toscano
Toscana
La coltivazione dell’olivo in Toscana risale ai tempi lontani ed è attestata fin dalla metà del VII secono a.C. Questo olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore fruttato accompagnato da sentore di mandorla, carciofo, altra frutta matura, verde di foglia ed un sapore fruttato marcato. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Toscana.


Ortofrutticoli e cereali

Arancia Rossa Di Sicilia
Sicilia
Gli agrumi sin dai tempi più antichi erano diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo ma l’impiego rimane esclusivamente ornamentale o al massimo religioso fino alla conquista araba dell’Italia Meridionale, periodo a partire dal quale il consumo di arance si è diffuso anche a livello popolare. Il marchio è riservato alle varietà: Tarocco, Moro e Sanguinello, caratterizzata da un aspetto colorito visibilmente assai piacevole e dal sapore dolce e caratteristico. La zona di produzione comprende i comuni delle province d i Catania, Ragusa, Siracusa ed Enna.

Cappero Di Pantelleria
Sicilia
Il cappero era già conosciuto sin dai tempi dei Greci e dai Latini con il nome greco di Kapparis. Questo prodotto ha un odore forte e aromatico senza alcuna influenza estranea. La varietà è la “inermis”unica per l’intero panorama varietale. L’Isola di Pantelleria è di origine vulcanica, estremamente arida per la scarsissima piovosità e come tale ambiente ideale per la coltivazione del cappero.La zona di produzione comprende l’intero territorio dell’Isola di Pantelleria in provincia di Trapani.

Castagna Del Monte Amiata
Toscana
La produzione riguarda soprattutto il Grossetano. Tre le varietà: Marrone, Cecio e Bastarda Rossa. Tra i prodotti derivati la farina con cui si prepara una polenta dolce.

Castagna Di Montella
Campania
La castagna fu importata in Italia da Greci e Romani. Anche Plinio e Ovidio hanno citato nelle loro opere questo frutto denominandolo “Ghianda di Amarillide” mentre gli autori ellenici lo definivano anche “noce dell’Eubea”. Questo prodotto è un frutto a guscio di pezzatura media o piccola la cui polpa è bianca, croccante e di sapore dolce. La zona di produzione comprende alcuni comuni della provincia di Avellino.

Clementine Di Calabria
Calabria
La coltivazione delle clementine si è diffusa in Calabria dopo il 1950 dove ha trovato le condizioni del suo habitat naturale. Il prodotto, caratterizzato da assenza di semi, da un colore arancio intenso e da una polpa succosa e aromatica, è facile da sbucciare e particolarmente gradito per l’ottimo equilibrio fra zuccheri e acidi. Contiene le vitamine A, B1, B 2, C calcio e fosforo. La zona di produzione comprende l’intero territori della regione Calabria.

Fagiolo Di Lamon Della Vallata Bellunese
Veneto
Il fagiolo fu introdotto nel Bellunese dell’umanista Pietro Valeriano che nel 1532 ne ricevette dono alcuni semi da Papa Clemente VII. Il fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese si distingue in quattro ecotipi principali: Spagnolo, Calonega, Canalino e Spagnolit. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Belluno.

Fagiolo Di Sarconi
Basilicata
E’ un legume ottenuto dalla coltivazione di ecotipi locali di cannellino e borlotto. Il fagiolo di Sarconi sia fresco che in granella (prodotto secco) è particolarmente apprezzato perchè “cuoce a prima acqua” cioè rapidamente grazie alla combinazione di fattori geografici e culturali della zona di produzione. La cottura a “prima acqua” proprio perchè rapida permette un prodotto cotto a pasta fluida e di gusto piacevole. La zona di produzione comprende alcuni comuni della provincia di Potenza.

Farro Della Garfagnana
Toscana
Il farro è il cereale più antico fra tutti quelli pervenuti fino ai nostri giorni, risultando coltivato già dal settimo millennio a.C. La Gargagnana è probabilmente l’unico areale in Toscana dove il farro è sempre stato coltivato. Il farro iniziò a scomparire già alla fine del secolo scorso, ma a Garfagnana si continuò a produrre dal momento che era oggetto di commercio. La zona di produzione comprende molti comuni della provincia di Lucca.

Fungo Di Borgotaro
Emilia Romagna
Il primo accenno storico ai porcini di Borgotaro risale al 1700 ma esistono numerose altre testimonianze successive che ne vantano le caratteristiche organolettiche. Alla fine dell’800 il Fungo di Borgotaro ha assunto una certa rilevanza economica e nell’Appennino Parmese l’estensione dei boschi intorno al comune di Borgotaro ha dato grande notorietà ad un prodotto spontaneo e molto caratteristico. La zona di produzione comprende alcuni comuni in provincia di Parma ed al comune di Pontremoli in provincia di Massa Carrara.

Fungo Di Borgotaro
Toscana
Il primo accenno storico ai porcini di Borgotaro risale al 1700 ma esistono numerose altre testimonianze successive che ne vantano le caratteristiche organolettiche. Alla fine dell’800 il Fungo di Borgotaro ha assunto una certa rilevanza economica e nell’Appennino Parmese l’estensione dei boschi intorno al comune di Borgotaro ha dato grande notorietà ad un prodotto spontaneo e molto caratteristico. La zona di produzione comprende alcuni comuni in provincia di Parma ed al comune di Pontremoli in provincia di Massa Carrara.

Lenticchia Di Castelluccio Di Norcia
Umbria
La lenticchia è una delle più antiche piante alimentari conosciute dall’uomo. Nell’altopiano di Castelluccio di Norcia da sempre si coltivano un insieme di ecotipi di lenticchia dalle caratteristiche di ramo, sapore, colore e coltura che derivano sia dal particolare ambiente di produzione che dalle tradizioni tecniche colturali usate, che sono immutate da secoli. La zona di produzione comprende alcuni comuni delle province di Perugia e di Macerata.

Marrone Del Mugello
Toscana
La coltivazione dei castagneti da frutto nel Mugello, può farsi risalire ad epoca Romana, ma è dal Medioevo in poi che si hanno documenti e notizie certe sulla diffusione ed importanza, con particolare riferimento ai marroni. I secolari castagneti da frutto della zona hanno costituito un importante fonte alimentare e di reddito per i locali, tanto da essere soprannominato “l’albero del pane”. La zona di produzione comprende l’intero Mugello.

Marrone Di Castel Del Rio
Emilia Romagna
La diffusione della castagna nella zona di Castel del Rio risale all’Alto Medioevo.La fondamentale importanza della coltura del marrone viene richiamata da diversi cenni storici fra i quali spicca “l’Editto sopra l’incisione dei castagni” che si trova negli archivi comunali di Castel del Rio. La zona di produzione comprende alcuni comuni della provincia di Bologna.

Nocciola Del Piemonte
Piemonte
In Piemonte la coltivazione del nocciolo fino alla metà dell’800 era piuttosto limitata e solo a cavallo tra l’800 e il 900 sulla scorta degli insegnamenti di alcuni pasticceri torinesi, aumentò considerevolmente la richiesta di nocciole. La denominazione indica il frutto della cultivar di nocciolo “tonda gentile delle langhe” che una forma sub-sferoidale, un guscio di medio spessore di color nocciola mediamente intenso e di scarsa lucentezza. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Alessandria, Asti, Cuneo, Torino, Novara, Biella e Vercelli

Nocciola Di Giffoni
Campania
Già alla fine del 700 il territorio di Giffoni è conosciuto per la vocazione alla coltivazione del nocciolo, pianta presente allo stato spontaneo di cui si è ritenuta necessaria una maggiore diffusione. Nel corso dell’ultimo secolo la diffusione della corilicoltura nel territorio di Giffoni ha avuto una ulteriore spinta grazie alle pregiate caratteristiche morfologiche ed organolettiche che hanno determinato una forte richiesta da parte delle industrie dolciarie. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Salerno.

Peperone Di Senise
Basilicata
Il peperone è un elemento caratterizzante della tradizione gastronomica lucana. Il frutto del peperone di Senise ha uno spessore sottile ed un basso contenuto di acqua che consentono una rapida essiccazione che è praticata secondo metodi naturali per esposizione diretta ai raggi solari. La zona di produzione comprende numerosi comuni nelle valli del Sinni e dell’Agri, nelle province di Potenza e di Matera.

Pera Dell’Emilia Romagna
Emilia Romagna
I primi dati storici risalgono agli inizi del 1300. La coltura della pera era conosciuta in questa regione prima che in altre parti d’Italia. Riguarda le seguenti varietà: abate fetel, cascade, conference, decana del comizio, kaiser, max red barlett, passa crassana, williams. La zona delimitata è molto vocata alla produzione di pere tant’è che vi si produce circa la metà del prodotto italiano di settore. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Ravenna.

Pera Mantovana
Lombardia
La zona tradizionalmente designata come Oltrepò mantovano costituisce alcune tra le più interessanti ed antiche testimonianze di una pericoltura di qualità. Il pero, pur essendo considerato per molti secoli un frutto prezioso, è stato relegato per più nei “broli” delle corti signorili. Riguarda le seguenti varietà: william, max red bartlett, conference, decana del comizio, abate fetel e kaiser. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Mantova.

Pesca e Nettarina Di Romagna
Emilia Romagna
I primi dati storici risalgono agli inizi del 300. La coltura delle pesche e delle nettarine in questa zona si è diffusa nei secoli successivi e molto prima che nel resto dell’Italia. La zona di produzione comprende numerosi comuni nelle province di Bologna, Forlì, Ferrara e Ravenna.

Radicchio Rosso Di Treviso
Veneto
La storia del prodotto va riportata all’evoluzione di una tipica coltura rurale comune alla zona di produzione ed è intorno alla metà del XVI secolo che per la prima volta l’ortaggio viene sottoposto alla tecnica di forzatura per ottenere il prodotto finale tipico. Il tradizionale processo di lavorazione post-raccolta del prodotto si articola nelle seguenti fasi: di preforzatura, di forzatura-imbianchimento, di toilettatura. Quella fondamentale è la forzatura-imbianchimento. Il prodotto finale è caratterizzato da un sapore delicatamente amarognolo e da una consistenza croccante. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Treviso, Padova, e Venezia.

Radicchio Variegato Di Castelfranco
Veneto
Per secoli questo radicchio è stato il cibo della popolazione meno abbiente. Il tradizionale processo di lavorazione post-raccolta del prodotto si articola nelle seguenti fasi: di preforzatura, di forzatura-imbianchimento, di toilettatura. Quella fondamentale è la forzatura-imbianchimento. Il prodotto finale è caratterizzato da un sapore delicatamente amarognolo e da una consistenza croccante. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Treviso, Padova e Venezia.

Riso Nano Vialone Veronese
Veneto
Questa varietà, ottenuta dalla Sezione sperimentale di Risicoltura di Vercelli per incrocio del “nano” con il “vialone” è entrata in coltivazione nel 1937 ed è stata introdotta nella provincia di Verona nel 1945. Delle oltre 24 varietà di riso coltivate in Italia, costituisce in ordine di tempo la seconda per anzianità preceduta sola dal “Balilla”. Presenta un ciclo vegetativo semiprecoce, una taglia medioalta, e una granella fine, mutica e perlata. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Verona.

Scalogno Di Romagna
Emilia Romagna
Questo prodotto è presente nella zona di produzione già agli inizi del ‘900. Il sapore è dolce e delicato e la qualità è data soprattutto dalle caratteristiche aromatiche particolari: la flora microbica del terreno e la permanenza di attività enzimatice determinano lo sviluppo di un aroma tipico che rende lo Scalogno di Romagna molto gradevole. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Bologna, Forlì e Ravenna.

Uva Da Tavola Di Canicattì
Sicilia
L’introduzione dell’uva da tavola “Italia” risale alla prima metà del ‘ 900 mentre la tradizione di questa coltivazione è radicata nel territorio da secoli. Questo prodotto presenta grappoli di dimensioni medio-grandi con acini grossi, una polpa carnosa e croccante, un aroma delicato di moscato. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Agrigento e di Caltanissetta.


Preparazioni carni

Bresaola Della Valtellina
Lombardia
Questo prodotto deve il suo nome e la sua notorietà alla zona geografica in cui è nata. In tempi remoti, molto diffusa era la tecnica di conservare tutte le carni mediante salagione ed essiccamento e già scritti del 1400 testimoniano l’uso in Valtellina di tali tecniche. E’ un prodotto di carne bovina, salato e naturalmente stagionato, da consumarsi crudo, con sapore delicato e un grado di morbidezza elevato. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Sondrio.

Cotechino Di Modena
Emilia Romagna
Questo prodotto insieme allo zampone di modena risalgono al XVI secolo e precisamente agli inizi del ‘500. Entrambi avrebbero fatto la loro apparizione nel 1511 a Mirandola, quando la città venne assediata dalle milizie di Papa Giulio II. In quell’occasione i Mirandolesi si sarebbero ingegnati cominciando in un primo momento ad insaccare la carne di maiale nella cotenna, dando origine al Cotechino e successivamente nelle zampe decretando la nascita dello zampone. Verso la fine del ‘700 nell’immaginario gastronomico collettivo Cotechino e Zampone sostituirono la salsiccia gialla che rese celebre Modena già nel Rinascimento. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle seguenti province: Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo.

Mortadella Di Bologna
Marche
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Trentino Alto Adige
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Veneto
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Toscana
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Piemonte
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Lombardia
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Lazio
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Mortadella Di Bologna
Emilia Romagna
La Mortadella Bologna è il più famoso insaccato della tradizione gastronomica felsinea e risale al XVI secolo. A partire dal tardo periodo rinascimentale sono numerose le tracce di tale prodotto in testimonianze letterarie e storiche delle varie epoche. Il colore rosa vivo uniforme mentre l’odore presenta un profumo tipico aromatico, il sapore è tipico e delicato senza tracce di affumicata. La zona di produzione comprende il territorio delle seguenti regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio e della provincia di Trento.

Prosciutto Di Norcia
Umbria
L’arte della conservazione delle carni suine, nella zona del Nursine, era già famosa al tempo dei Romani. Questo prodotto appartiene ai prodotti salati e naturalmente stagionati per la cui preparazione si utilizza la coscia e/o la natica dei suini adulti e pesanti. L’ambiente naturale della zona è caratterizzato da elevate dorsali montuose che impediscono l’afflusso di aria umida e dal prevalere di formazioni calcaree che consentono la dispersione delle acque piovane. Ciò consente l’instaurarsi di condizioni ottimali per la produzione del prosciutto. La zona di produzione comprende i territori posti al di sopra dei 500 metri s.l.m dei comuni della Valnerina.

Speck Dell’Alto Adige
Trentino Alto Adige
Le prime testimonianze di questo prodotto risalgono ai primi del 300. Il termine speck si impose, però, nel linguaggio comune solo nel XVIII secolo sostituendo quello più antico: il “bachen”. E’ un prodotto a base di carne suina moderatamente salata e aromatizzata, affumicata a freddo e ben stagionata secondo gli usi e le tradizioni locali, il gusto è saporito e caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Bolzano.

Zampone Di Modena
Emilia Romagna
Questo prodotto insieme allo zampone di modena risalgono al XVI secolo e precisamente agli inizi del ‘500. Entrambi avrebbero fatto la loro apparizione nel 1511 a Mirandola, quando la città venne assediata dalle milizie di Papa Giulio II. In quell’occasione i Mirandolesi si sarebbero ingegnati cominciando in un primo momento ad insaccare la carne di maiale nella cotenna, dando origine al Cotechino e successivamente nelle zampe decretando la nascita dello zampone. Verso la fine del ‘700 nell’immaginario gastronomico collettivo Cotechino e Zampone sostituirono la salsiccia gialla che rese celebre Modena già nel Rinascimento. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle seguenti province: Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo.


Prodotti di panetteria

Pane Casareccio Di Genzano
Lazio
L’origine storica è legata alla tradizione contadina della tipica zona di produzione. Il pane veniva lavorato dalle singole famiglie e la cottura avveniva in forni a legna denominati “soccie”. Il pane di Genzano era già apprezzato nel secolo scorso per le sue peculiari caratteristiche, per il suo profumo e la sua fragranza che rimangono inalterate per 7/8 giorni. Tuttavia è dagli quaranta che ha avuto successo presso gli abitanti di Roma dove veniva trasportato di notte e venduto il giorno successivo nei panifici locali. E’ prodotto di panetteria ottenuto da farina selezionata, lievito naturale, sale minerale ed acqua. La zona di produzione comprende tutto il territorio del comune di Genzano.