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I prodotti a marchio DOP
| Aceti (diversi dagli aceti di vino) | ![]() |
| Aceto Balsamico Tradizionale Di Modena |
| Emilia Romagna |
| Viene ricavato dal mosto di uve scelte Trebbiano, spillato, setacciato e fatto bollire a fuoco diretto sino a ridurlo della metà, quindi invecchiato in botti di legni pregiati (quercia, castagno, ginepro, gelso, ciliegio...) di dimensioni digradanti, collocate nei solai ed esposte all’alternanza del clima. Il processo richiede anni ed un’applicazione che giustifica il costo, elevatissimo. |
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| Aceto Balsamico Tradizionale Di Reggio Emilia |
| Emilia Romagna |
| Viene ricavato dal mosto di uve scelte Trebbiano, spillato, setacciato e fatto bollire a fuoco diretto sino a ridurlo della metà, quindi invecchiato in botti di legni pregiati (quercia, castagno, ginepro, gelso, ciliegio...) di dimensioni digradanti, collocate nei solai ed esposte all’alternanza del clima. Il processo richiede anni ed un’applicazione che giustifica il costo, elevatissimo. |
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| Formaggi | ![]() |
| Asiago |
| Veneto |
| Questo formaggio prende il nome dall’omonimo altopiano. Nel Medioevo in questa zona si allevavano soltanto ovini e solo nel XVI secolo si diffuse l’allevamento bovino, anche a causa di una maggiore preferenza dei consumatori a favore dei formaggi di latte vaccino. L’Asiago è un formaggio a pasta semicotta, prodotto con latte vaccino.In commercio sono presenti due tipi: “l’Asiago di allevo” e “l’Asiago pressato” che sono realizzati con tecniche di produzione diverse. La zona di produzione si estende a numerosi comuni in provincia di Trento, Padova, Vicenza e Treviso. |
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| Asiago |
| Trentino Alto Adige |
| Questo formaggio prende il nome dall’omonimo altopiano. Nel Medioevo in questa zona si allevavano soltanto ovini e solo nel XVI secolo si diffuse l’allevamento bovino, anche a causa di una maggiore preferenza dei consumatori a favore dei formaggi di latte vaccino. L’Asiago è un formaggio a pasta semicotta, prodotto con latte vaccino.In commercio sono presenti due tipi: “l’Asiago di allevo” e “l’Asiago pressato” che sono realizzati con tecniche di produzione diverse. La zona di produzione si estende a numerosi comuni in provincia di Trento, Padova, Vicenza e Treviso. |
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| Bitto |
| Lombardia |
| Il Bitto risale ai tempi dei Celti, tanto che il nome pare possa ricondursi alla parola celtica “bitu”che significa perenne. E’ prodotto esclusivamente con latte vaccino intero a cui può essere aggiunto latte caprino fino ad un massimo del 10%. E’ un formaggio grasso a pasta semicotta. Il sapore è dolce, delicato e diventa più intenso con il procedere della maturazione e l’eventuale aggiunta di latte caprino accentua il caratteristico aroma. La zona di produzione si estende all’intera provincia di Sondrio e ad alcuni comuni della provincia di Bergamo. |
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| Bra |
| Piemonte |
| Il Bra risale alla fine del ‘300 quando il formaggio era prodotto nei paesi delle vallate e delle montagne di Cuneo e successivamente venduto, dopo la stagionatura sui mercati piemontesi e soprattutto liguri, dove si utilizzava come ingrediente per la preparazione del pesto. E’ un formaggio semigrasso pressato, prodotto con latte vaccino eventualmente addizionato in piccola percentuale di latte ovino e/o caprino e più o meno stagionato. Vi sono tre tipologie: “tenero” “duro” “d’alpeggio”. Zona di produzione tutta la provincia di Cuneo. |
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| Caciocavallo Silano |
| Campania |
| L’origine del nome sembrerebbe ricollegarsi all’abitudine di appendere le forme a cavallo di un bastone orizzontale. E’ un formaggio semiduro a pasta filata di forma ovale o troncoconica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, presenta insenature in corrispondenza della posizione dei legacci ed è prodotto con latte vaccino stagionato almeno quindici giorni. La zona di produzione è vasta e comprende comuni delle regioni: Calabria, Campania, Molise, Basilicata e delle province di Foggia, Bari, Brindisi e Taranto. |
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| Caciocavallo Silano |
| Molise |
| L’origine del nome sembrerebbe ricollegarsi all’abitudine di appendere le forme a cavallo di un bastone orizzontale. E’ un formaggio semiduro a pasta filata di forma ovale o troncoconica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, presenta insenature in corrispondenza della posizione dei legacci ed è prodotto con latte vaccino stagionato almeno quindici giorni. La zona di produzione è vasta e comprende comuni delle regioni: Calabria, Campania, Molise, Basilicata e delle province di Foggia, Bari, Brindisi e Taranto. |
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| Caciocavallo Silano |
| Puglia |
| L’origine del nome sembrerebbe ricollegarsi all’abitudine di appendere le forme a cavallo di un bastone orizzontale. E’ un formaggio semiduro a pasta filata di forma ovale o troncoconica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, presenta insenature in corrispondenza della posizione dei legacci ed è prodotto con latte vaccino stagionato almeno quindici giorni. La zona di produzione è vasta e comprende comuni delle regioni: Calabria, Campania, Molise, Basilicata e delle province di Foggia, Bari, Brindisi e Taranto. |
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| Caciocavallo Silano |
| Basilicata |
| L’origine del nome sembrerebbe ricollegarsi all’abitudine di appendere le forme a cavallo di un bastone orizzontale. E’ un formaggio semiduro a pasta filata di forma ovale o troncoconica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, presenta insenature in corrispondenza della posizione dei legacci ed è prodotto con latte vaccino stagionato almeno quindici giorni. La zona di produzione è vasta e comprende comuni delle regioni: Calabria, Campania, Molise, Basilicata e delle province di Foggia, Bari, Brindisi e Taranto. |
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| Caciocavallo Silano |
| Calabria |
| L’origine del nome sembrerebbe ricollegarsi all’abitudine di appendere le forme a cavallo di un bastone orizzontale. E’ un formaggio semiduro a pasta filata di forma ovale o troncoconica, con testina o senza nel rispetto delle consuetudini locali, presenta insenature in corrispondenza della posizione dei legacci ed è prodotto con latte vaccino stagionato almeno quindici giorni. La zona di produzione è vasta e comprende comuni delle regioni: Calabria, Campania, Molise, Basilicata e delle province di Foggia, Bari, Brindisi e Taranto. |
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| Canestrato Pugliese |
| Puglia |
| E’ un formaggio di vecchie tradizioni perchè legato alle antiche pratiche della transumanza. Intere famiglie vivevano sull’organizzazione del commercio e dei traffici che ruotavano intorno al passaggio dei pastori. Un’attività importante veniva svolta dai “fiscellari” cioè da coloro che preparavano le “fiscelle” vale a dire i canestri di giunco pugliese in cui si riponeva il formaggio. E’ un formaggio a pasta dura, non cotta, prodotto con latte di pecora intero, stagionato da 2 a 10 mesi. La zona di produzione comprende tutta la provicia di Foggia e numerosi comuni della provincia di Bari. |
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| Casciotta D’Urbino |
| Marche |
| Veniva prodotta già ai tempi dei Duchi di Monteferltro e dei Della Rovere. La produzione casearia era oggetto di fiorente commercio con lo Stato delle Chiesa e con Roma che accoglieva illustri estimatori di questo formaggio come Papa Clemente XIV e Michelangelo Buonarroti. E’ un formaggio a pasta friabile e semicotta, prodotta con latte di pecora intero in misura variabile dal 70% all’80% e con latte di vacca intero per il restante 20%-30%, il sapore è dolce. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Pesaro e Urbino. |
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| Castelmagno |
| Piemonte |
| Il nome è legato al celebre santuario dedicato a San Magno, soldato romano che secondo la leggenda venne martirizzato nelle montagne della provincia di Cuneo. L’omonimo formaggio cominciò ad essere prodotto intorno al XII secolo, circa in concomitanza con la nascita del Gorgonzola, con il quale aveva qualche somiglianza. E’ un formaggio semigrasso, pressato a pasta semidura erborinata, prodotto con latte vaccino con eventuali aggiunte di latte ovino e/o caprino. La zona di produzione coincide con alcuni comuni della provincia di Cuneo. |
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| Fiore Sardo |
| Sardegna |
| Formaggio risalente ad epoche precedenti alla conquista romana, più antico del Pecorino Romano, era molto apprezzato nell’800 quando era l’unico esportato fuori dalla Sardegna. E’ un formaggio a pasta dura cruda, prodotto con latte ovino intero, fresco, coagulato con caglio di agnello o di capretto, il sapore è più o meno piccante a seconda della stagionatura. Dopo una breve sosta in salamoia le forme vengono sottoposte a leggero affumicamento e quindi a stagionatura in fresche cantine della Sardegna centrale. La zona di produzione comprende l’intera regione della Sardegna. |
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| Fontina |
| Valle d'Aosta |
| La storia di questo formaggio risale ai tempi antichissimi ma occorre attendere il 1700 per vedere comparire per la prima volta in un documento storico il termine Fontina. E’ un formaggio grasso a pasta semicotta prodotto con latte intero di vacca proveniente da una sola mungitura, il sapore è dolce. La zona di produzione comprende l’intera regione della Valle d’Aosta. |
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| Formai De Mut Dell’Alta Val Brembana |
| Lombardia |
| Il nome deriva dalla voce dialettale “mut” che nel dialetto della Val Brembana significa montagna, ma in senso specifico significa alpeggio, dove nei pascoli estivi situati tra i 1200 ed i 2500 metri di altitudine, si ottiene la produzione casearia di maggior pregio. E’ un formaggio grasso a pasta semicotta prodotto con latte di vacca intero. La zona di produzione comprende 21 comuni dell’Alta Val Brembana in provincia di Bergamo. |
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| Gorgonzola |
| Lombardia |
| Il formaggio prende il nome dal villaggio di Gorgonzola (Milano) che era un importante centro di scambi e di raduno delle mandrie in transito. Probabilmente il Gorgonzola è l’evoluzione di un cacio di cui l’Arcivescovo milanese Ansperto da Biassono nll’881 parlò nel testamento. Molte le leggende sulla caratteristica erborinatura di questo formaggio, una di queste narra che un casaro, dimenticando gli attrezzi per la caseificazione, lasciò la cagliata tutta la notte all’aperto e la ritrovò il giorno dopo piena di muffe. Formaggio a pasta molle, grasso a pasta cruda e prodotto solo con latte vaccino. La zona di produzione comprende le province di Novara, Vercelli, Cuneo ed il comune di Casale Monferrato in Piemonte e le province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Milano e Pavia in Lombardia. |
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| Gorgonzola |
| Piemonte |
| Il formaggio prende il nome dal villaggio di Gorgonzola (Milano) che era un importante centro di scambi e di raduno delle mandrie in transito. Probabilmente il Gorgonzola è l’evoluzione di un cacio di cui l’Arcivescovo milanese Ansperto da Biassono nll’881 parlò nel testamento. Molte le leggende sulla caratteristica erborinatura di questo formaggio, una di queste narra che un casaro, dimenticando gli attrezzi per la caseificazione, lasciò la cagliata tutta la notte all’aperto e la ritrovò il giorno dopo piena di muffe. Formaggio a pasta molle, grasso a pasta cruda e prodotto solo con latte vaccino. La zona di produzione comprende le province di Novara, Vercelli, Cuneo ed il comune di Casale Monferrato in Piemonte e le province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Milano e Pavia in Lombardia. |
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| Grana Padano |
| Veneto |
| E’ nato all’inizio del millennio a opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle che utilizzavano formaggi stagionati per conservare le eccedenze di latte. Tra il 1150 ed il 1200 il Grana contava già numerosi caseifici e nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia. Formaggio definito di Grana a causa dell’originale struttura granulosa, è semigrasso, a pasta dura, cotta e a lenta maturazione, il sapore è fragrante e delicato. La zona di produzione sono tutte le province del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e le province di Trento, di Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna. |
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| Grana Padano |
| Trentino Alto Adige |
| E’ nato all’inizio del millennio a opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle che utilizzavano formaggi stagionati per conservare le eccedenze di latte. Tra il 1150 ed il 1200 il Grana contava già numerosi caseifici e nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia. Formaggio definito di Grana a causa dell’originale struttura granulosa, è semigrasso, a pasta dura, cotta e a lenta maturazione, il sapore è fragrante e delicato. La zona di produzione sono tutte le province del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e le province di Trento, di Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna. |
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| Grana Padano |
| Piemonte |
| E’ nato all’inizio del millennio a opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle che utilizzavano formaggi stagionati per conservare le eccedenze di latte. Tra il 1150 ed il 1200 il Grana contava già numerosi caseifici e nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia. Formaggio definito di Grana a causa dell’originale struttura granulosa, è semigrasso, a pasta dura, cotta e a lenta maturazione, il sapore è fragrante e delicato. La zona di produzione sono tutte le province del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e le province di Trento, di Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna. |
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| Grana Padano |
| Emilia Romagna |
| E’ nato all’inizio del millennio a opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle che utilizzavano formaggi stagionati per conservare le eccedenze di latte. Tra il 1150 ed il 1200 il Grana contava già numerosi caseifici e nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia. Formaggio definito di Grana a causa dell’originale struttura granulosa, è semigrasso, a pasta dura, cotta e a lenta maturazione, il sapore è fragrante e delicato. La zona di produzione sono tutte le province del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e le province di Trento, di Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna. |
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| Grana Padano |
| Lombardia |
| E’ nato all’inizio del millennio a opera dei monaci cistercensi di Chiaravalle che utilizzavano formaggi stagionati per conservare le eccedenze di latte. Tra il 1150 ed il 1200 il Grana contava già numerosi caseifici e nel 1477 era considerato il formaggio più famoso d’Italia. Formaggio definito di Grana a causa dell’originale struttura granulosa, è semigrasso, a pasta dura, cotta e a lenta maturazione, il sapore è fragrante e delicato. La zona di produzione sono tutte le province del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e le province di Trento, di Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna. |
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| Montasio |
| Friuli Venezia Giulia |
| La tecnica di questo formaggio risale alla metà del XIII secolo e viene attribuita a una sconosciuto monaco dell’abbazia di Moggio sotto la cui giurisdizione ricadevano tutte le malghe dell’alpe Montasio. Formaggio a pasta grassa, a pasta semidura, cotto e prodotto con latte di vacca, viene commercializzato dopo una stagionatura minima di 2 mesi (fresco) o dopo 4-10 mesi (mezzano) o invecchiato per oltre 1 anno (stagionato). La zona di produzione comprende l’intera regione Friuli Venezia Giulia e le province di Belluno e Treviso e parzialmente quelle di Padova e di Venezia. |
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| Montasio |
| Veneto |
| La tecnica di questo formaggio risale alla metà del XIII secolo e viene attribuita a una sconosciuto monaco dell’abbazia di Moggio sotto la cui giurisdizione ricadevano tutte le malghe dell’alpe Montasio. Formaggio a pasta grassa, a pasta semidura, cotto e prodotto con latte di vacca, viene commercializzato dopo una stagionatura minima di 2 mesi (fresco) o dopo 4-10 mesi (mezzano) o invecchiato per oltre 1 anno (stagionato). La zona di produzione comprende l’intera regione Friuli Venezia Giulia e le province di Belluno e Treviso e parzialmente quelle di Padova e di Venezia. |
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| Monte Veronese |
| Veneto |
| Formaggio che proviene da una zona di produzione dove la vocazione casearia risale al Medioevo, anche se il nome viene individuato ai primi anni di questo secolo quando questo formaggio era venduto sui mercati di Brescia e di Bergamo. Formaggio a pasta semicotta, prodotto con latte vaccino intero o parzialmente scremato, il sapore è fragrante e tende leggermente al piccante con il protrarsi della maturazione. La zona di produzione comprende quasi tutto il territorio della provincia di Verona. |
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| Mozzarella Di Bufala Campana |
| Campania |
| L’allevamento della bufala sembra risalire al XII secolo, ma solo dopo il 600 è iniziata la lavorazione del latte su vasta scala nelle c.d. “bufalare”. E’ un formaggio fresco a pasta filata con crosta sottilissima e lucente di color bianco. La zona di produzione comprende le province di Caserta, Salerno, alcuni comuni della provincia di Benevento, Napoli, Frosinone, Latina. |
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| Mozzarella Di Bufala Campana |
| Lazio |
| L’allevamento della bufala sembra risalire al XII secolo, ma solo dopo il 600 è iniziata la lavorazione del latte su vasta scala nelle c.d. “bufalare”. E’ un formaggio fresco a pasta filata con crosta sottilissima e lucente di color bianco. La zona di produzione comprende le province di Caserta, Salerno, alcuni comuni della provincia di Benevento, Napoli, Frosinone, Latina. |
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| Murazzano |
| Piemonte |
| Trova le sue origini in quei formaggi astiagiani elogiati da Plinio il Vecchio. Formaggio a pasta fresca prodotto con latte ovino o con latte misto ovino con eventuali aggiunte di latte vaccino non superiore al 40%, è a pasta morbida leggermente consistente, il sapore risulta fine, delicatamente profumato e gradevole. La zona di produzione comprende molti comuni della provincia di Cuneo e la zona collinare dell’Alta Langa. |
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| Parmigiano Reggiano |
| Emilia Romagna |
| La prima testimonianza letteraria si ha con Giovanni Boccaccio ma successivamente anche Moliere e Diderot elogiarono le doti organolettiche e nutrizionali di questo prodotto. E’ un formaggio semigrasso, a pasta cotta non pressata, ottenuto da latte crudo di vacca. La pasta ha una struttura minutamente granulosa, friabile e particolarmente solubile. Caratteristica è la presenza di piccoli cristalli bianchi, indice della lunga maturazione che si potrae in media di 24 mesi. La zona di produzione comprende le province di Parma, Reggio Emilia, Modena ed in alcune zone delle province di Bologna e Mantova. |
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| Parmigiano Reggiano |
| Lombardia |
| La prima testimonianza letteraria si ha con Giovanni Boccaccio ma successivamente anche Moliere e Diderot elogiarono le doti organolettiche e nutrizionali di questo prodotto. E’ un formaggio semigrasso, a pasta cotta non pressata, ottenuto da latte crudo di vacca. La pasta ha una struttura minutamente granulosa, friabile e particolarmente solubile. Caratteristica è la presenza di piccoli cristalli bianchi, indice della lunga maturazione che si potrae in media di 24 mesi. La zona di produzione comprende le province di Parma, Reggio Emilia, Modena ed in alcune zone delle province di Bologna e Mantova. |
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| Pecorino Romano |
| Sardegna |
| E’ uno dei formaggi più antichi e le tracce della sua esistenza risalgono al I secolo d.C. quando l’agronomo latino Lucio Moderato Columella ne descrisse alcune modalità di fabbricazione nel suo trattato. Ha avuto origine, certamente nei territori del Lazio e faceva parte della razione quotidiana delle truppe delle legioni dell’antica Roma. Il sapore è aromatico e gradevolmente piccante in relazione alla stagionatura che va da 5 mesi per il formaggio da tavola agli 8 mesi per quello da grattugia. Si produce, ancora oggi, secondo la ricetta originale: esclusivamente con latte fresco di pecore allevate nei pascoli naturali del Lazio, della Sardegna e della provincia di Grosseto e caglio di agnello. |
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| Pecorino Romano |
| Toscana |
| E’ uno dei formaggi più antichi e le tracce della sua esistenza risalgono al I secolo d.C. quando l’agronomo latino Lucio Moderato Columella ne descrisse alcune modalità di fabbricazione nel suo trattato. Ha avuto origine, certamente nei territori del Lazio e faceva parte della razione quotidiana delle truppe delle legioni dell’antica Roma. Il sapore è aromatico e gradevolmente piccante in relazione alla stagionatura che va da 5 mesi per il formaggio da tavola agli 8 mesi per quello da grattugia. Si produce, ancora oggi, secondo la ricetta originale: esclusivamente con latte fresco di pecore allevate nei pascoli naturali del Lazio, della Sardegna e della provincia di Grosseto e caglio di agnello. |
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| Pecorino Romano |
| Lazio |
| E’ uno dei formaggi più antichi e le tracce della sua esistenza risalgono al I secolo d.C. quando l’agronomo latino Lucio Moderato Columella ne descrisse alcune modalità di fabbricazione nel suo trattato. Ha avuto origine, certamente nei territori del Lazio e faceva parte della razione quotidiana delle truppe delle legioni dell’antica Roma. Il sapore è aromatico e gradevolmente piccante in relazione alla stagionatura che va da 5 mesi per il formaggio da tavola agli 8 mesi per quello da grattugia. Si produce, ancora oggi, secondo la ricetta originale: esclusivamente con latte fresco di pecore allevate nei pascoli naturali del Lazio, della Sardegna e della provincia di Grosseto e caglio di agnello. |
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| Pecorino Sardo |
| Sardegna |
| E’ un formaggio relativamente recente, tradizionale che viene commercializzato nella versione “dolce” e “maturo”, è semicotto, a pasta dura nella tipologia “maturo” e “morbida” nella tipoligia “dolce”. La zona di produzione e di stagionatura comprende l’intero territorio della regione Sardegna. |
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| Pecorino Siciliano |
| Sicilia |
| E’ il più antico formaggio della Sicilia e se ne trova traccia già in opere di autori greci. E’ un formaggio a pasta dura, prodotto con latte di pecora intero, stagionato per un periodo minimo di 4 mesi e utilizzato sia come formaggio da tavola che da grattugia, l’odore è pungente e gradevole mentre il sapore è piccante caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Sicilia. |
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| Pecorino Toscano |
| Lazio |
| Notizie storiche di questo formaggio si trovano nel libro XI della Naturalis Historie di Plinio il Vecchio che descrive il cacio pecorino prodotto nella zona di Luni (attuale Lunigiana) già allora dai commercianti fino a Roma. Nel XV secolo con il nome di “cacio marzolino” poichè la produzione iniziava tradizionalmente nel mese di marzo per protrarsi durante tutta la primavera, veniva apprezzato da personaggi illustri come Lorenzo il Magnifico. E’ un formaggio da tavola o da grattugia a pasta tenera o semidura prodotto esclusivamente con latte di pecora, il sapore è fragrante, accentuato e caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Toscana, e alcuni comuni della provincia di Viterbo e di Perugia. |
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| Pecorino Toscano |
| Toscana |
| Notizie storiche di questo formaggio si trovano nel libro XI della Naturalis Historie di Plinio il Vecchio che descrive il cacio pecorino prodotto nella zona di Luni (attuale Lunigiana) già allora dai commercianti fino a Roma. Nel XV secolo con il nome di “cacio marzolino” poichè la produzione iniziava tradizionalmente nel mese di marzo per protrarsi durante tutta la primavera, veniva apprezzato da personaggi illustri come Lorenzo il Magnifico. E’ un formaggio da tavola o da grattugia a pasta tenera o semidura prodotto esclusivamente con latte di pecora, il sapore è fragrante, accentuato e caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Toscana, e alcuni comuni della provincia di Viterbo e di Perugia |
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| Pecorino Toscano |
| Umbria |
| Notizie storiche di questo formaggio si trovano nel libro XI della Naturalis Historie di Plinio il Vecchio che descrive il cacio pecorino prodotto nella zona di Luni (attuale Lunigiana) già allora dai commercianti fino a Roma. Nel XV secolo con il nome di “cacio marzolino” poichè la produzione iniziava tradizionalmente nel mese di marzo per protrarsi durante tutta la primavera, veniva apprezzato da personaggi illustri come Lorenzo il Magnifico. E’ un formaggio da tavola o da grattugia a pasta tenera o semidura prodotto esclusivamente con latte di pecora, il sapore è fragrante, accentuato e caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Toscana, e alcuni comuni della provincia di Viterbo e di Perugia. |
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| Provolone Valpadana |
| Emilia Romagna |
| L’origine del provolone è sicuramente meridionale anche se non è possibile precisare la regione di origine. Il termine provolone compare solo alla fine del secolo scorso poichè proprio in quel periodo la sua produzione si sposta dal sud al nord d’Italia e le forme assumono dimensioni maggiori. E’ un formaggio a pasta semidura, ottenuto da latte vaccino intero, il gusto può variare dal dolce al piccante a seconda del caglio impiegato (caglio di vitello per il tipo dolce e caglio di agnello o capretto per il tipo piccante). La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Cremona, Brescia, Verona, Vicenza, Rovigo, Padova e Piancenza e in parte quello delle province di Bergamo, Mantova, Lodi , Milano e Trento. |
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| Provolone Valpadana |
| Lombardia |
| L’origine del provolone è sicuramente meridionale anche se non è possibile precisare la regione di origine. Il termine provolone compare solo alla fine del secolo scorso poichè proprio in quel periodo la sua produzione si sposta dal sud al nord d’Italia e le forme assumono dimensioni maggiori. E’ un formaggio a pasta semidura, ottenuto da latte vaccino intero, il gusto può variare dal dolce al piccante a seconda del caglio impiegato (caglio di vitello per il tipo dolce e caglio di agnello o capretto per il tipo piccante). La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Cremona, Brescia, Verona, Vicenza, Rovigo, Padova e Piancenza e in parte quello delle province di Bergamo, Mantova, Lodi , Milano e Trento. |
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| Quartirolo Lombardo |
| Lombardia |
| La produzione di questo formaggio è testimoniata a partire dal X secolo in cui era conosciuto come “stracchino quadro”. E’ un formaggio molle, prodotto con latte vaccino intero a pasta cruda. Dopo 30 giorni di stagionatura il prodotto viene posto in commercio come “Quartirolo Lombardo maturo”. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Brescia, Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia e Varese. |
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| Ragusano |
| Sicilia |
| Questo formaggio è prodotto esclusivamente con latte di vacca intero, crudo, il sapore è decisamente gradevole, dolce, delicato, poco piccante nei primi mesi di stagionatura nella tipologia di formaggio da tavola; tendente al piccante ed al saporito a stagionatura avanzata nel formaggio da grattugia. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Ragusa e di Siracusa. |
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| Raschera |
| Piemonte |
| Esistono ancora dubbi sull’origine del nome di questo formaggio, ma pare che esso derivi dal Lago Raschera, alle falde del Monte Mongioie. Questo formaggio un tempo si distingueva dalla Toma solo per la forma quadrata che era tale per facilitare l’imballaggio ed il trasporto a dorso di mulo. E’ un formaggio semigrasso, pressato, prodotto con latte vaccino eventualmente addizionato con piccole aggiunte di latte ovino e/o caprino, talvolta decremato per affioramento. Il sapore è fine, delicato, tipicamente profumato e moderatamente piccante. Si distinguono 2 tipi di produzione: Raschera e Raschera d’alpeggio. Questo ultimo è prodotto solo al di sopra dei 900 metri s.l.m in 9 comuni del monregalese. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Cuneo. |
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| Robiola Di Roccaverano |
| Piemonte |
| La robiola risale al tempo dei Liguri-Celti ma successivamente anche Plinio il Vecchio ne apprezza le qualità e ne descrisse il ciclo produttivo. E’ un formaggio grasso, a pasta fresca non sottoposto ad alcuna maturazione o stagionatura, prodotto con latte di vacca in misura massima dell’85% e di capra e pecora in misura minima del 15%, parzialmente decremato per affioramento, il sapore è delicato, saporito e leggermente acidulo. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Asti ed Alessandria. |
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| Taleggio |
| Lombardia |
| Questo formaggio prende il nome dalla Val Taleggio in provincia di Bergamo. Le sue origini storiche sono antichissime: del Taleggio parlarono Cicerone, Catone e Plinio. Questo formaggio era elencato tra i cibi serviti alla festa dell’incoronazione di Papa Clemente VI nel 1344 e fu servito anche alla tavolata per le nozze di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1441. E’ un formaggio molle, prodotto con latte vaccino intero a pasta cruda. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Treviso e Novara. |
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| Taleggio |
| Piemonte |
| Questo formaggio prende il nome dalla Val Taleggio in provincia di Bergamo. Le sue origini storiche sono antichissime: del Taleggio parlarono Cicerone, Catone e Plinio. Questo formaggio era elencato tra i cibi serviti alla festa dell’incoronazione di Papa Clemente VI nel 1344 e fu servito anche alla tavolata per le nozze di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1441. E’ un formaggio molle, prodotto con latte vaccino intero a pasta cruda. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Treviso e Novara. |
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| Taleggio |
| Veneto |
| Questo formaggio prende il nome dalla Val Taleggio in provincia di Bergamo. Le sue origini storiche sono antichissime: del Taleggio parlarono Cicerone, Catone e Plinio. Questo formaggio era elencato tra i cibi serviti alla festa dell’incoronazione di Papa Clemente VI nel 1344 e fu servito anche alla tavolata per le nozze di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1441. E’ un formaggio molle, prodotto con latte vaccino intero a pasta cruda. La zona di produzione comprende l’intero territorio delle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Treviso e Novara. |
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| Toma Piemontese |
| Piemonte |
| Le origini di questo formaggio risalgono all’epoca romana anche se solo dal XI secolo troviamo citazioni. E’ un formaggio semicotto prodotto esclusivamente con latte vaccino. Vi sono 2 tipologie del prodotto: la prima ottenuta con latte di vacca intero e la seconda con latte di vacca parzialmente scremato. Inoltre può essere di due tipi: a pasta morbida e a pasta semidura. La zona di produzione comprende le province di Novara, Vercelli, Biella, Torino, Cuneo ed alcuni comuni delle province di Asti ed Alessandria. |
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| Valle D’Aosta Fromadzo |
| Valle d'Aosta |
| Questo formaggio risale al 1450 quando Pantaleone de Confienza descriveva le caratteristiche di un formaggio, inoltre è presente in numerosi giornali e sui mercuriali dal ‘500 in poi. E’ un formaggio prodotto con latte di vacca eventualmente addizionato con percentuali minime di latte caprino, il sapore è caratteristico, fragrante, semi-dolce, se fresco, più pronunciato, leggermente salato, talvolta con una punta di piccante se stagionato, un profumo gradevole di latte, con aroma particolare di erba di montagna se prodotto nel periodo estivo. La zona di produzione comprende l’intera regione della Valle d’Aosta. |
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| Valtellina Casera |
| Lombardia |
| La storia di questo formaggio è strettamente legata alla diffusione delle latterie sociali e turnarie nella provincia di Sondrio. Le prime latterie di chi si ha notizia risalgono al 1500 ed attestano le antiche origini di questo prodotto. E’ prodotto con latte vaccino di razze tradizionali, parzialmente scremato, a pasta semicotta, il sapore è dolce, caratteristico, con una nota di frutta secca, delicato diventa più intenso con il procedere della stagionatura. La zona di produzione comprende l’intera provincia di Sondrio. |
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| Olio di oliva | ![]() |
| Aprutino Pescarese |
| Abruzzo |
| Olio caratterizzato dalla presenza della varietà locale Dritta a cui si affiancano il Leccino e la Toccolana, caratteristica del comune di Tocco Casauria, che presenta una elevata resa in olio e una notevole rusticità. L’olio extravergine Aprutino Pescarese presenta una acidità massima dello 0.60%, un colore dal verde al giallo, un odore fruttato medio-alto ed un sapore fruttato. La zona di produzione comprende l’intera provincia di Pescara. |
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| Brisighella |
| Emilia Romagna |
| Questo olio risale all’epoca romana anche se le prime documentazioni scritte le troviamo nel Quattrocento. Questa denominazione è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà Nostrana di Brisighella presente negli oliveti in misura non inferiore al 90%. L’olio presenta una acidità massima dello 0.50%, un odore di fruttato medio o forte con sensazione netta di erbe e/o ortaggi e un sapore di fruttato con leggera sensazione di amaro e di piccante. La zona di produzione è ristretta ad alcuni comuni delle province di Ravenna e di Forlì. |
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| Bruzio |
| Calabria |
| La coltivazione dell’olivo risale a 1000 anni avanti cristo e nella zona di produzione la coltura fu introdotta dai Greci. Nel corso dei secoli la coltura ha subito una notevole diffusione fino a diventare di rilevante importanza per l’economia della provincia cosentina. Questo olio ha una acidità massima dello 0.80% ed un odore e sapore fruttato. La zona di produzione è situata nella provincia di Cosenza. |
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| Canino |
| Lazio |
| Già al tempo degli Etruschi, a Canino, vi erano pratiche agricole collegate all’olivo. Nei secoli successivi l’olivicoltura è sempre stata diffusa e l’impulso è venuto a partire dagli anni ’50 quando le terre del principe Torlonia furono espropriate a seguito della riforma fondiaria e distribuite ai contadini. Successivamente, con la nascita dell’Oleificio Sociale Cooperativo di Canino e di varie realtà private, si ebbero i primi significativi risultati economici. L’olio deve essere ottenuto dalla vaiertà di olivo Caninese, Leccino, Pendolino; Maurino e Frantoio presenti da sole o congiuntamente negli oliveti fino al 100%. Ha una acidità massima dello 0.50% ed un sapore deciso con retrogusto amaro e piccante. La zona di produzione è il comprensorio di Canino in prov. di Viterbo. |
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| Cilento |
| Campania |
| Nel cilento l’olivicoltura vanta antiche e nobili tradizioni: l’origine viene fatta risalire alla presenza delle antiche colonie della Magna Grecia e successivamente all’occupazione dei territori da parte dei Romani. La tradizione storica, comunque, assegna ai Focesi, popolazione profuga di origine greca, l’introduzione della più antica varietà dell’olio la Pisciottana, coltivata inizialmente nella zona di Pisciotta, comune del Cilento da cui deriva la denominazione. L’olio ha un sapore fruttato e leggera sensazione di amaro e di piccante, l’acidità non può superare 0.70%. La zona di produzione comprende 62 comuni della provincia di Salerno, inclusi nell’area del Parco Nazionale. |
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| Collina Di Brindisi |
| Puglia |
| La coltivazione dell’olivo in questa zona risalee al tempo dei Greci. Al tempo dei Romani la varietà coltivata era la Olea lapygia oggi nota come Ogliarola ed ancora si possono trovare (Fasano o Ostuni) oliveti cresciuti secoli fa. L’olio è ottenuto dalla varietà di olivo Ogliarola per almeno il 70%, presenta una acidità massima dello 0.80%, un sapore fruttato e delicato con leggera percezione di piccante e di amaro. La zona di produzione è la parte nord della provincia di Brindisi. |
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| Colline Salernitane |
| Campania |
| Questo olio ha antichissime origini, derivando da varietà autoctone quali la Rotondella e la Carpellese. A queste varietà si sono aggiunte da molti decenni il Frantoio ed il Leccino. L’olio presenta una acidità massima dello 0.70%, un odore fruttato ed un sapore fruttato con sensazione amaro e piccante. La zona di produzione comprende 82 comuni che vanno dalla costa amalfitana fino a raggiungere i confini dell’area DOP del Cilento. |
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| Colline Teatine |
| Abruzzo |
| Nella provincia di Chieti la coltivazione dell’olivo risale a tempi antichissimi. Testimonianze storiche sono date da resti di un antico frantoio riconducibile al II secono d.C. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore fruttato da tenue ed intenso e un sapore fruttato. La zona di produzione sono le Colline Teatine nella provincia di Chieti. |
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| Dauno |
| Puglia |
| In provincia di Foggia la coltivazione dell’olivo risale all’epoca romana. Daunia è l’antico nome geografico con cui veniva indicato il territorio in provincia di Foggia. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore ed un sapore fruttato con eventuale leggera caratteristica sensazione di piccante e di amaro. La zona di produzione comprende la provincia di Foggia. |
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| Garda |
| Lombardia |
| La coltivazione dell’olivo nell’area del Garda si riscontra in reperti fossili nel periodo cretaceo. Nell’età del bronzo gli abitatori di palafitte negli insediamenti lacustri utilizzavano i frutti dell’olivo, come dimostrano i reperti di noccioli rinvenuti a Pacengo, tra suppellettili in coccio. Nella zona lacustre esistono resti di frantoi di epoca romana che confermano la presenza di una industria molitoria per la produzione dell’olio di oliva. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore fruttato medio e leggero ed un sapore fruttato con eventuale sensazione di piccante, amaro e di mandorla. La zona di produzione è situata nella provincia di Brescia, Verona, Mantova e Trento, territori prospicienti al bacino del Lago di Garda. |
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| Garda |
| Trentino Alto Adige |
| La coltivazione dell’olivo nell’area del Garda si riscontra in reperti fossili nel periodo cretaceo. Nell’età del bronzo gli abitatori di palafitte negli insediamenti lacustri utilizzavano i frutti dell’olivo, come dimostrano i reperti di noccioli rinvenuti a Pacengo, tra suppellettili in coccio. Nella zona lacustre esistono resti di frantoi di epoca romana che confermano la presenza di una industria molitoria per la produzione dell’olio di oliva. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore fruttato medio e leggero ed un sapore fruttato con eventuale sensazione di piccante, amaro e di mandorla. La zona di produzione è situata nella provincia di Brescia, Verona, Mantova e Trento, territori prospicienti al bacino del Lago di Garda. |
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| Garda |
| Veneto |
| La coltivazione dell’olivo nell’area del Garda si riscontra in reperti fossili nel periodo cretaceo. Nell’età del bronzo gli abitatori di palafitte negli insediamenti lacustri utilizzavano i frutti dell’olivo, come dimostrano i reperti di noccioli rinvenuti a Pacengo, tra suppellettili in coccio. Nella zona lacustre esistono resti di frantoi di epoca romana che confermano la presenza di una industria molitoria per la produzione dell’olio di oliva. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore fruttato medio e leggero ed un sapore fruttato con eventuale sensazione di piccante, amaro e di mandorla. La zona di produzione è situata nella provincia di Brescia, Verona, Mantova e Trento, territori prospicienti al bacino del Lago di Garda. |
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| Laghi Lombardi |
| Lombardia |
| Centenaria è la presenza dell’olivo sulle sponde del Sebino e del Lario, testimonianza ne sono gli esemplari presenti sulle sponde di Vello, la frazione di Marone ed in particolare i resti degli antichi frantoi del Sebino. L’olio presenta una acidità massima dello 0.55%, un odore fruttato medio o leggero ed un sapore fruttato con eventuale sensazione di amaro o piccante. Le varietà più importanti sono: Frantoio, Casaliva e Leccino. La zona di produzione è situata nelle province di Brescia, Bergamo, Como e Lecco. |
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| Lametia |
| Calabria |
| Questa denominazione è riservata all’olio extravergine che presenta una acidità massima dello 0.50%, un odore di fruttato medio o forte e un sapore di fruttato con leggera sensazione di amaro e di piccante. La zona di produzione interessa 9 comuni della piana di Lamezia Terme in provincia di Catanzaro. |
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| Monti Iblei |
| Sicilia |
| La coltivazione dell’olivo nell’area dei Monti Iblei risale al tempo della Magna Grecia. L’olio era così prezioso che assunse il ruolo di moneta di scambio e veniva usato per la compravendita di capi di bestiame o di altri rari generi occorrenti alle famiglie del tempo. L’olio presenta una acidità massima dello 0.65%, un odore fruttato medio ed un sapore fruttato. La varietà più importante: la Tonda Iblea. La zona di produzione comprende le province di Siracusa, Ragusa e Catania. |
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| Penisola Sorrentina |
| Campania |
| Nella Penisola Sorrentina la coltivazione dell’olio risale a tempi antichi. Il territorio circostante il “Capo Minerva”, l’attuale Punta Campanella, era consacrato al culto della Dea della Sapienza come testimonia il tempio eretto nella zona dei Focesi. Lungo il percorso intensa era la coltivazione dell’olivo destinato alla produzione di oli che i pellegrini acquistavano per farne offerta alla divinità ritenuta dagli antichi inventrice delle olive e dell’olio. L’olio presenta una acidità massima dello 0.80% , un odore fruttato ed un sapore fruttato con eventuale sensazione di piccante ed amaro. La varietà da cui deriva è l’autoctona: Minucciola, introdotta in Campania dai Greci. La zona di produzione comprende l’intero territorio della Penisola Sorrentina. |
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| Riviera Ligure |
| Liguria |
| La presenza dell’olivo in Liguria si riscontrava già dal 3000 a.C., ma è soltanto a partire dalla fine del XVIII che gli oliveti raggiungono la massima espansione risalendo le pendici collinari e montane sino al limite climatico della coltura. L’olio ha una acidità massima dello 0.80%, un odore fruttato di media e lieve intensità ed un sapore fruttato con sensazione di dolce. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Liguria. |
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| Sabina |
| Lazio |
| La storia dell’olivicoltura in Sabina risale a circa 2000 anni fa. Degli uliveti sabini hanno parlato Catone, Orazio e Columella e, inoltre, nel Regesto Farnese conservato nell’Abbazia di Farfa, si trovano cenni di storia della coltura. Da sottolineare che a Canneto Sabino esiste il più antico olivo d’Europa, tuttora in piena vegetazione. L’olio ha una acidità massima dello 0.70%, un odore fruttato ed un sapore fruttato vellutato, aromatico, dolce, amaro per oli freschissimi. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Rieti e di Roma. |
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| Terra D’Otranto |
| Puglia |
| La coltivazione dell’olivo nell’area in esame è presente dal 8000 anni, ma certamente furono i Messapi, insediatasi nel Salento nei primi del millennio a.C., che per primi cominciarono a coltivarlo. Successivamente altri coloni Greci e Fenici diffusero l’olivo in vaste aree della Penisola. I Romani conquistarono quest’area nel 267 a.C. e chiamarono con il nome latino di “Sallentini” o “Salentini” la popolazione sottomessa. Terra d’Otranto è, invece, il nome medievale del Salento. L’olio ha una acidità massima dello 0.80%, un odore fruttato medio con leggera sensazione di foglia e un sapore fruttato con leggera sensazione di piccante e di amaro. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Lecce e parte delle province di Taranto e di Brindisi. |
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| Terra Di Bari |
| Puglia |
| Risalgono al neolitico (5000 a.C.) i documenti storici che attestano come l’olivicoltura fosse un’attività agricola predominante nella Terra di Bari. A partire dal Medioevo si ebbero nuovi incentivi per la coltura dell’olivo grazie all’opera degli ordini religiosi. L’olio presenta una acidità massima dello 0.60%, un odore e sapore fruttato con sensazione di erbe e di mandorle fresche, con leggero retrogusto amarognolo e piccante. La zona di produzione comprende l’intero territorio della provincia di Bari ed è caratterizzata da 3 sottodenominazioni corrispondenti a distinte aree di produzione: Castel del Monte, Bitonto, Murgia dei Trulli e delle Grotte. |
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| Umbria |
| Umbria |
| La coltivazione dell’olivo in Umbria risale al I secolo a.C. In numerosi comuni della regione sono disseminati molti resti di otri e frantoi. L’olio ha un grado di acidità massima dello 0.65%, un odore fruttato medio con leggera sensazione di foglia ed un sapore fruttato con sensazione di amaro piccante. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Umbria. |
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| Valli Trapanesi |
| Sicilia |
| La coltura dell’olivo nella provincia di Trapani risale ai tempi antichi e almeno dalla denominazione spagnola dell’Isola. L’olio presenta una acidità massima dello 0.50%, un odore fruttato intenso ed un sapore fruttato con sensazione leggera di piccante e di amaro percettibile. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Trapani. |
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| Ortofrutticoli e cereali | ![]() |
| Nocellara Del Belice |
| Sicilia |
| La coltivazione dell’olivo nella valle del Belice risale al periodo delle colonie Greche. La Nocellara del Belice è un’oliva da mensa che si distingue in due tipologie: nere e verdi. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Trapani. |
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| Pomodoro Di San Marzano Dell’Agro Sarnese-Nocerino |
| Campania |
| Questo tipo di pomodoro si diffuse nel comprensorio del napoletano provenendo dalla Spagna, nel XVI secolo, ma solo nel Settecento entrò nelle cucine partenopee. Il prodotto che viene immesso sul mercato riguarda esclusivamente il pomodoro S.Marzano coltivato nell’agro Sarnese-Nocerino e trasformato in “pelato”. I terreni in questa zona avendo avuto origine dalle eruzioni vulcaniche del Vesuvio e dalle formazioni preappenniniche circostanti, possiedono caratteristiche fisico-chimiche tali da farli classificare tra i migliori terreni d’Italia. La zona di produzione comprende numerosi comuni delle province di Napoli, Salerno ed Avellino. |
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| Preparazioni carni | ![]() |
| Capocollo Di Calabria |
| Calabria |
| I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca. Si tratta di salumi stagionati, preparati con carni provenienti da suini allevati in Calabria, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano. La zona di produzione l’intera regione calabra. |
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| Coppa Piacentina |
| Emilia Romagna |
| Questa produzione risale all’epoca romana e va riportata all’evoluzione di una tipica cultura rurale comune in tutta la padania. E’ un prodotto di carne suina, salato e naturalmente stagionato, da conservare crudo. I fattori ambientali sono strettamente legati alle caratteristiche dell’area di produzione dove prevalgono vallate temperate, ricche di acqua ed aree collinari a vegetazione boschiva che incidono in modo diretto sul clima, determinante per le peculiarità del prodotto finito. La zona di produzione è il territorio della provincia di Piacenza, limitatamente alle aree ad altitudine non superiore ai 900 metri. |
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| Culatello Di Zibello |
| Emilia Romagna |
| Questo prodotto vanta numerosissimi riferimenti storici rintracciabili negli scritti di molti uomini illustri. Si ricava dalla coscia del suino adulto ed appartiene alla categoria dei prodotti naturali stagionati. La stagionatura non è inferiore agli 11 mesi, il profumo è intenso ed il gusto è tipico, dolce e delicato. Il legame con l’ambiente geografico scaturisce dalle particolari condizioni climatiche ricche di umidità che si riscontrano nelle zone vicino al fiume Po, storicamente interessate alla produzione di Culatello. La zona di lavorazione avviene nei comuni dell’Emilia Romagna: Polesine, Busseto, Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno. |
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| Pancetta Di Calabria |
| Calabria |
| I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca. Si tratta di salumi stagionati, preparati con carni provenienti da suini allevati in Calabria, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano. La zona di produzione l’intera regione calabra. |
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| Pancetta Piacentina |
| Emilia Romagna |
| Questa pancetta era rinomata fin dal XVI secolo, come risulta dai registri comunali di Piancenza. E’ un prodotto salato, naturalmente stagionato, da conservare crudi. La carne è di profumo gradevole, dolce con sapore sapido. Le caratteristiche di dolcezza e di morbidezza sono strettamente legate alle condizioni ambientali della zona che con patrimonio boschivo e vallate temperate, consentono una lenta e graduale stagionatura. La zona di produzione è il territorio della provicia di Piacenza limitatamente alle aree ad altitudine non superiore ai 900 metri. |
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| Prosciutto Di Carpegna |
| Marche |
| Questo prodotto risale all’epoca in cui Carpegna era un “vicus” del municipio romano di Pitinum Pisaurense. E’un prosciutto naturalmente stagionato, da conservare crudo, il gusto è caratteristico, delicato, dolce e fragrante. Le condizioni morfologiche, ambientali e microclimatiche della zona di produzione sono del tutto peculiari: dominano i pascoli naturali, i boschi di conifere e latifoglie, specie floreali ed arbustive che vegetano in climi priva di eccessiva umidità. La zona di produzione comprende l’intero territorio del Comune di Carpegna. |
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| Prosciutto Di Modena |
| Emilia Romagna |
| La storia di questo prodotto risale all’epoca del bronzo, periodo nel quale si è consolidata la pratica dell’allevamento di animali domestici ed è stato scoperto l’utilizzo del sale. In termini storico-economici la pratica di conservare le carni con il sale si è affermata con l’avvento dei Celti e successivamente affinata in epoca romana. Questo prosciutto è gradevolmente profumato, dolce e sapido ma non salato. La zona di produzione comprende numerosi comuni in provincia di Modena, Bologna e Reggio Emilia. |
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| Prosciutto Di Parma |
| Emilia Romagna |
| Questo prosciutto è un gioiello della tradizione gastronomica italiana. La sua storia e la sua tradizione risalgono a tempi molto antichi (2000 anni fa) e trovano origine nelle particolari condizioni ambientali, ecologiche e climatiche che caratterizzano la zona di produzione. La selezione della materia prima: il maiale, i tradizionali metodi di lavorazione e stagionatura hanno luogo esclusivamente nella zona tipica di produzione compresa in una ben delimitata area della provincia di Parma. Qui il prosciutto viene stagionato per almeno 10-12 mesi e durante la sua lavorazione un solo ingrediente può essere usato: il sale. |
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| Prosciutto Di San Daniele |
| Friuli Venezia Giulia |
| La produzione di questo prosciutto risale all’epoca celtico-romanica. Nel Medioevo San Daniele seguì le vicende del patriarcato di Aquileia: il Patriarca, Vescovo-Conte con diritti feudali sulla città, vi stabilì la sua residenza estiva esigendo per lungo tempo le tasse sotto forma di prosciutti. Il prosciutto di San Daniele arricchì le mense del Concilio di Trento ed era apprezzato da principi e sovrani. E’ un prosciutto crudo stagionato, profumo intenso, gusto dolce e delicato e retrogusto inconfondibile. Il processo di lavorazione dura da 12 a 13 mesi e l’unico ingrediente ammesso è il sale marino. La zona di produzione comprende l’intero territorio del comune di San Daniele del Friuli in provincia di Udine. |
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| Prosciutto Toscano |
| Toscana |
| Leggi riguardanti la macellazione del maiale e la conservazione della sua carne erano presenti già al tempo di Carlo Magno, ma è comunque intorno al secolo XV che la produzione del Prosciutto Toscano viene regolamentata con disposizioni che riguardano l’intero processo produttivo. E’ un prosciutto crudo stagionato, il sapore è delicato con giusta sapidità e un aroma fragrante e caratteristico. La zona di produzione comprende l’intero territorio della regione Toscana. |
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| Prosciutto Veneto Berico-Euganeo |
| Veneto |
| La trasformazione e la conservazione delle carni suine in Veneto era diffusa molto prima dell’avvento dei Romani. Questa pratica proseguì all’epoca romana, nel Medioevo e nel Rinascimento. Nel ‘500 emersero diverse ricette sulla preparazione della carne di maiale e nel secolo successivo si faceva riferimento ad un prosciutto veneto che allora si chiamava prosciutto di Padova. L’aroma di questo prodotto è delicato, dolce e fragrante. La zona di produzione comprende 24 comuni del Veneto. |
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| Salame Brianza |
| Lombardia |
| La produzione dei salumi in Lombardia risale all’epoca longobarda ma un ulteriore impulso venne dalla presenza di ordini monastici che incentivarono la norcineria anche per motivi medici e terapeutici. Nel basso Medioevo si giunse poi alla suddivisione zonale dei salumi e tra i più semplici e facili da reperire sui mercati nazionali è sempre stato il Salame Brianza. E’ un salume di profumo delicato e caratteristico, gusto molto dolce, piacevole e mai acido. La zona di produzione comprende le province di Lecco, Como e Milano. |
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| Salame Di Varzi |
| Lombardia |
| Le origini di questo prodotto risale all’epoca dell’invasione longobarda. L’uso di consumare carne suina si diffuse infatti nei luoghi oggetto di invasione. Il salame di Varzi era però già noto nel XII secolo quando era un alimento molto ricercato alla mensa dei marchesi Malaspina, feudatari della zona che lo producevano per un consumo familiare. Il suo sapore è dolce, delicato, l’aroma fragrante e caratteristico, condizionato dal periodo di stagionatura. La zona di produzione comprende numerosi comuni della provincia di Pavia. |
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| Salame Piacentino |
| Emilia Romagna |
| Il salame piacentino, come la coppa e la pancetta piacentina, era presente sulle tavole di re e principi già dai primi decenni del ‘700 presso la corte di Filippo V Re di Spagna, grazie all’intermediazione del Cardinale piacentino Giulio Alberoni, che riforniva gli ambienti di èlite di Francia e Spagna con salumi piacentini. L’aroma di questo prodotto è tipico, molto intenso, piuttosto dolce, con colore caratteristico di carni insaccate. La zona di produzionee comprende il territorio della provincia di Piacenza limitatamente alla aree ad altitudine non superiore ai 900 metri. |
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| Salsiccia Di Calabria |
| Calabria |
| I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca. Si tratta di salumi stagionati, preparati con carni provenienti da suini allevati in Calabria, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano. La zona di produzione l’intera regione calabra. |
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| Soppressata Di Calabria |
| Calabria |
| I salumi di Calabria risalgono al periodo della colonizzazione greca. Si tratta di salumi stagionati, preparati con carni provenienti da suini allevati in Calabria, con l’aggiunta di ingredienti aromatici naturali (cumino, pepe nero, pepe rosso, peperoncino). La stagionatura è variabile in funzione delle tipologie produttive da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 100 giorni. L’area di produzione e trasformazione è caratterizzata da un legame con l’ambiente determinato dal tipico clima del meridione italiano. La zona di produzione l’intera regione calabra. |
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| Valle D’Aosta Jambon De Bosses |
| Valle d'Aosta |
| I documenti più antichi che attestano la presenza di prosciutti indicati come « tybias porci » nel territorio di Saint-Rhemy-en-Bosses risalgono al 1397. Questo prodotto appartiene ai prodotti salati e naturalmente stagionati da conservare crudi, il gusto è caratteristico, delicato, leggermente salato con punta di dolce e sottofondo aromatico, con una delicata venatura di selvatico. La zona di produzione comprende il comune di Saint-Rhemy-en-Bosses a 21 km da Aosta. |
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| Valle D’Aosta Lard D’Arnad |
| Valle d'Aosta |
| I documenti storici relativi al tale prodotto risalgono al 1763 a dimostrazione del fatto che nei secoli passati esisteva una cultura del lardo molto sviluppata che seguiva specifici metodi di produzione e conservazione. L’elaborazione localizzata del Lard d’Arnad trae origine da una pratica artigianale consolidata nel tempo e radicata nella tradizione degli abitanti del comune di Arnad. La particolarità del Lard d’Arnad è legata ad ogni sua fase del processo produttivo: dall’alimentazione dei maiali alla trasformazione al taglio e pulitura fino alla lavorazione. La zona di produzione comprende l’intero territorio del comune d’Arnad nella Valle d’Aosta. |
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